Ruanda: dopo il genocidio ho deciso di perdonare

Jean Claude è un uomo di pace. Nel Genocidio in Ruanda del 1994 la sua famiglia è stata sterminata. Ma lui ha perdonato l'assassino. E provvede all'istruzione di suo figlio.

Genocidio in Ruanda: la storia di Jean Claude

Mi chiamo Jean Claude. Sono nato in Ruanda, a Kigali, in una famiglia povera.

Mangiare era un problema. Andare a scuola era un problema. Sopravvivere era un problema.

In pratica, ero un bambino senza speranza. Ma grazie a Dio, un giorno arrivò un gruppo di volontari. Stavano cercando bambini bisognosi da aiutare. Sono convinto che Dio li abbia indirizzati a casa mia.

Genocidio in Ruanda: la storia di Jean Claude

Jean Claude, con la tuta rossa, fu iscritto al programma Compassion nel 1988.

Arrivammo in chiesa e mi fu scattata una foto. Da allora, iniziai ad andare a scuola. E per la prima volta nella vita, sentì parlare l’amore di Dio. Quando tornavo a casa, condividevo tutte queste cose fantastiche con la mia famiglia.

I volontari Compassion ci incoraggiavano ogni giorno: “Anche se sei nato in povertà, Dio ti ama e ha un piano per la tua vita. Non arrenderti mai”.

Ho imparato cosa vuol dire Amore. È una parola insegnata ogni giorno nei centri Compassion: “Amatevi gli uni gli altri come Dio vi ama”.


Inizia il genocidio

Il genocidio dei tutsi ebbe inizio in Ruanda nel 1994. È stato terribile. Gli hutu uccidevano i tutsi. Ma gli hutu non erano terroristi da altri paesi. Erano nostri vicini di casa. Erano nostri amici. I mariti uccidevano le mogli. Le mogli uccidevano i mariti. I genitori uccidevano i figli.

La mia famiglia era di etnia tutsi. E durante il genocidio, ho visto uccidere mio padre. Gli tagliarono le braccia, poi le gambe, poi gli occhi. È come se lo avessero ucciso più volte. In modo brutale, a colpi di machete.

Avevo 11 anni.

Un gruppo di 12 persone venne a casa mia e io andai a nascondermi. Vidi tutto. Vidi uccidere mia sorella e i miei zii, vivevamo insieme nello stessa casa.

Mia mamma non fu uccisa, ma a causa dei colpi ricevuti, soffre ancora. Deve conviverere con un grave problema psicologico a causa del trauma che ha subito.


Dopo il genocidio

Mesi dopo le violenze, quando il centro Compassion riaprì, i bambini sopravvissuti iniziarono a tornare. Era difficile, prima eravamo in così tanti… all’improvviso ci ritrovammo in pochi. Quasi tutti eravamo orfani. Tantissimi amici erano scomparsi.

“Forse il padre di questo bambino ha ucciso i nostri genitori. Come condividere l’amore di Dio con lui e la sua famiglia?”

Gli operatori Compassion avevano un lavoro davvero incredibile. Dopo tutte le violenze, dovevano incoraggiarci e confortarci. Vivevamo ancora con gli assassini delle nostre famiglie. Prima del genocidio, non si faceva differenza tra tutsi e hutu.

Ma quando tornammo al centro Compassion, vedendo i bambini hutu, pensavamo “Chissà, forse suo papà ha ucciso i nostri genitori. Come possiamo condividere l’amore di Gesù con loro?”

Genocidio in Ruanda: la storia di Jean Claude

Compassion ha fatto un ottimo lavoro per ridarci speranza. Per insegnarci il perdono. Ci regalarono cibo e bestiame. A me furono donate delle caprette!


Una scelta: il perdono radicale

Il centro Compassion è il luogo in cui ho conosciuto Dio. Ho perdonato coloro che hanno ucciso la mia famiglia. Dal 2004 ho deciso di aiutare in prima persona i bambini più poveri. Molti di loro sono hutu, le loro famiglie hanno commesso il genocidio.

Se non avessi perdonato, ora direi: “No, aiuterò solo i tutsi, solo i sopravvissuti al genocidio”.

Oggi, nel mio centro c’è un bambino il cui papà ha ucciso mio padre. Erano vicini di casa. Dopo il genocidio, quell’uomo venne arrestato. Ho scelto di aiutare questo bambino perché anche lui, in pratica, è senza papà.

Quando Gesù era sulla croce disse:

“Padre, perdonali, perché non sanno ciò che fanno”. Questo è il più grande modello di perdono da cui prendere esempio.

Impegno e speranza

Grazie a Compassion, la mia vita è cambiata. Grazie all’istruzione che ho ricevuto, sono cresciuto con nuova speranza. Quando ero a scuola, studiavo con impegno. Dio mi ha aiutato e ho potuto accedere all’università.

Il mio impegno a favore di Compassion è il modo con cui esprimo la mia gratitudine.

Genocidio in Ruanda: la storia di Jean Claude

Dal 2004, dopo aver imparato tanto da Compassion, ho deciso di accogliere alcuni orfani. Parlo loro dell’amore di Gesù e li incoraggio ad aiutarsi l’un l’altro.

Genocidio in Ruanda: la storia di Jean Claude Alcuni dei 200 bambini aiutati da Jean Claude.

Sostenere un bambino è come piantare un seme. Nel tempo, ciò che hai piantato sotto terra diventerà un albero e inizierà a portare frutto. Posso dire di essere un seme di Compassion.


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